Arrivano i B-52
Gli Stati Uniti hanno compiuto una mossa significativa quando hanno deciso di contrastare il tentativo cinese di influenzare i sempre più tesi vicini asiatici, spedendo un paio di B-52 sulle contestate isole del Mar Cinese orientale, hanno dichiarato alcuni funzionari americani martedì. I B-52 sono decollati dalla Andersen Air Force Base di Guam e hanno volato per più di 1.500 miglia verso nord-est, attraversando quella che la Cina ha dichiarato essere la sua nuova zona di difesa aerea con obbligo di identificazione circa alle 19 di lunedì (eastern time). Gli Stati Uniti hanno violato deliberatamente le regole imposte dalla Cina rifiutandosi di informare Pechino del volo, hanno anche dichiarato i funzionari. di J. E. Barnes e J. Page Pompili Guai a sminuire il valore di quei 7 km quadrati disabitati nel Mar cinese
23 AGO 20

Gli Stati Uniti hanno compiuto una mossa significativa quando hanno deciso di contrastare il tentativo cinese di influenzare i sempre più tesi vicini asiatici, spedendo un paio di B-52 sulle contestate isole del Mar Cinese orientale, hanno dichiarato alcuni funzionari americani martedì. I B-52 sono decollati dalla Andersen Air Force Base di Guam e hanno volato per più di 1.500 miglia verso nord-est, attraversando quella che la Cina ha dichiarato essere la sua nuova zona di difesa aerea con obbligo di identificazione circa alle 19 di lunedì (eastern time). Gli Stati Uniti hanno violato deliberatamente le regole imposte dalla Cina rifiutandosi di informare Pechino del volo, hanno anche dichiarato i funzionari.
La Cina ha avvisato che potrà prendere misure militari contro velivoli che entrano nella zona di identificazione senza notifica, ma non ha reagito all’arrivo dei B-52, che non erano armati ed erano parte di un’esercitazione militare programmata da lungo tempo. Un funzionario americano ha dichiarato che non c’è stato alcun tentativo da parte cinese di contattare i B-52: “Il volo si è svolto senza incidenti”. Mercoledì mattina, nel primo commento pubblico di Pechino sul volo, il ministro della Difesa ha dichiarato in una risposta faxata al Wall Street Journal che l’esercito cinese ha monitorato e identificato i velivoli americani. Ha aggiunto che la Cina identificherà qualsiasi velivolo entri nella zona di sicurezza e che ha le capacità di esercitare un “controllo effettivo” sulla zona. Il ministro ha anche dichiarato che il velivolo militare americano ha sorvolato il margine più orientale della nuova zona di identificazione aerea cinese, a circa 120 miglia dalle isole contese. Sfidando un diretto avviso militare, il volo americano ha rischiato di provocare una potenziale risposta destabilizzante da parte dei cinesi. Ma la mossa ha anche fatto da calmante per le tensioni nella regione, rassicurando gli alleati americani e tenendo sotto controllo gli umori surriscaldati di Giappone, Corea del sud e di altre nazioni, hanno dichiarato sia funzionari del Pentagono sia analisti della difesa.
Il test americano è stato il prodotto di mesi di tensioni crescenti nei quali la Cina e i suoi piccoli paesi confinanti hanno sgomitato per il controllo di acque con abbondanti quantità di pescato e riserve potenzialmente ricche di idrocarburi nel Mar cinese orientale e nel Mar cinese meridionale.
Pechino e Tokyo hanno pretese contrastanti su un gruppo di isole nel Mar cinese orientale, e la Cina si è mossa nel weekend per dare solidità alla propria posizione dichiarando la zona di identificazione aerea, che comprende proprio le isole contese, richiedendo che ogni velivolo faccia rapporto prima di entrare in quello spazio aereo. Gli Stati Uniti e i suoi principali alleati asiatici, inclusi Giappone e Corea del sud, hanno criticato queste richieste definendole pretese eccessive da parte di Pechino, e il Pentagono ha voluto dimostrare di non essere in alcun modo costretto a rispettarle. Tale dimostrazione si è realizzata con il volo dei B-52 sull’area di difesa senza la notifica richiesta da Pechino.
I funzionari americani hanno sottolineato che sia l’esercitazione sia il percorso di volo erano in programma da lungo tempo. Un funzionario di lungo corso del Pentagono ha dichiarato che il segretario della Difesa Chuck Hagel, che era stato informato dell’esercitazione, ha fatto chiaramente intendere che gli Stati Uniti devono continuare i loro voli sulle isole. C’è stata ben poca discussione al Pentagono sulla possibilità di cancellare l’esercitazione o modificare il piano di volo. Cambiare l’esercitazione, ha dichiarato un funzionario, sarebbe apparso come un arretramento da parte del segretario Hagel o come l’accettazione da parte degli Stati Uniti della nuova zona.
I funzionari della Difesa americani hanno anche spiegato che ci saranno ulteriori esercitazioni militari nell’area, riconoscendo che esiste la possibilità che la Cina possa tentare di contattare o intercettare i velivoli coinvolti in voli futuri. Alcuni funzionari hanno dichiarato che il Comando militare del Pacifico si prepara abitualmente a qualsiasi evenienza, ma che la possibilità di una risposta militare della Cina al volo è stata considerata poco probabile. Velivoli militari americani spesso ignorano le zone di difesa aerea della nazioni non alleate, e rispondono frequentemente a qualsiasi protesta via radio dichiarando di operare in uno spazio aereo internazionale.
In Giappone alcune compagnie aeree si sono ritrovate prese in mezzo a questa situazione quando Tokyo ha esercitato pressioni affinché le richieste di cooperazione da parte della Cina fossero ignorate. Le autorità dell’aviazione giapponese martedì hanno ordinato che l’associazione nazionale delle compagnie aeree non dia seguito a una richiesta cinese di avere i piani di volo di tutti gli aerei che sorvolano l’area oggetto di disputa. La mossa giapponese dimostra che Tokyo vuole assumere una linea dura nella disputa territoriale. “Le misure cinesi non hanno alcuna validità nella nostra nazione”, ha dichiarato il segretario di Gabinetto Yoshihide Suga a una conferenza stampa martedì. “Non possiamo accettare alcuna azione che imponga obblighi non equi agli aeroplani che sorvolano la zona imposta dalla Cina”.
Poco prima a Pechino un portavoce del ministro degli Esteri cinese aveva detto che la nuova zona aerea cinese non avrebbe influenzato i voli regolari civili internazionali, stando a un transcript pubblicato sul sito internet del ministero degli Esteri. Qin Gang, il portavoce, ha risposto così alla domanda su un possibile intervento militare cinese in caso di mancato rispetto delle normative vigenti sulla zona aerea da parte di un velivolo: “Era scritto molto chiaramente nel comunicato. Per quanto riguarda la domanda da lei posta, la parte cinese darà una risposta appropriata a seconda delle differenti circostanze e del livello di minaccia che dovrebbe poter affrontare”. Il ministro della Difesa cinese ha dichiarato sabato che l’esercito cinese prenderà “misure difensive di emergenza” contro i velivoli che non abbiano obbedito alle regole imposte nella nuova zona. Non ha specificato quale tipo di misure potrebbero essere.
E’ chiaro che la creazione di questa nuova zona sarebbe stata approvata da Xi Jinping, il nuovo leader della Cina, che è diventato il capo militare nello stesso momento in cui ha preso la leadership del Partito comunista nel novembre dello scorso anno, riferiscono analisti e diplomatici.
Ma alcuni esperti credono che la Cina abbia calcato troppo la mano, irritando non solo il Giappone e gli Stati Uniti, ma anche la Corea del sud e Taiwan – entrambi questi stati hanno zone di identificazione aerea che si sovrappongono a quella cinese – e molte altre nazioni che hanno dispute territoriali con la Cina nel Mar cinese meridionale. Gli analisti vedono questa mossa come parte di una strategia di lungo termine da parte della Cina per cercare di cambiare gradualmente lo status quo nel Mar cinese orientale, rendendo anche estremamente costoso per il Giappone dare seguito alle sue pretese senza attraversare la linea di confine che porterebbe a un conflitto armato. Ci sono già state collisioni accidentali fra le navi e gli aerei di sorveglianza americani e le forze cinesi. Nel 2001, un fighter cinese è entrato in collisione con un aereo di sorveglianza EP-3 della marina americana, costringendo l’aereo americano a un atterraggio di emergenza sull’isola di Hainan nel Mar cinese meridionale.
Per i funzionari americani, in assenza di una sfida americana alla zona di difesa, Tokyo avrebbe potuto sentire la necessità di mettere in piedi un affronto ancor più diretto alla maggiore presenza cinese attorno alle isole oggetto di disputa. “Gli Stati Uniti hanno dato una risposta misurata alla disputa sulle isole, ma è chiaro che riconoscono che il Giappone ha il controllo amministrativo delle stesse”, ha detto Nicholas Consonery dell’Eurasia Group, una società di ricerca e consulenza. “Esiste la percezione che, a causa del nostro maggiore coinvolgimento, il rischio geopolitico stia crescendo. Mentre c’è un nuovo elemento di rischio sul come la Cina metterà in atto questa zona di identificazione aerea, guardando il quadro più ampio la questione è come la presenza americana sarà una variabile utile per allentare la tensione in quest’area”.
Gli Stati Uniti hanno intensificato le esercitazioni con i B-52 nella regione quest’anno, in larga parte per rassicurare gli alleati. In marzo hanno condotto un’esercitazione nella Corea del sud usando i B-52, alla quale hanno dato seguito con un volo di bombardieri B-2.
Il volo dei B-52, con base alla Andersen Air Force Base a Guam, era parte di un’esercitazione programmata da lungo tempo chiamata Coral Lightning. I bombardieri non erano accompagnati da alcun aereo di scorta. I funzionari hanno dichiarato che l’esercitazione non era legata in modo specifico alla difesa delle isole oggetto della disputa, ma che era invece una più generale esercitazione difensiva.
Gli Stati Uniti hanno notificato il volo al Giappone. I B-52 durante il volo sono entrati nella zona giapponese di difesa aerea con obbligo di identificazione, creata da lungo tempo, e gli Stati Uniti erano in contatto con la Difesa giapponese. I funzionari hanno poi aggiunto che ritengono di aver dovuto sfidare la zona di identificazione aerea cinese per far capire in modo chiaro che non considerano la sua creazione appropriata o nell’interesse della stabilità regionale.
Martedì la Casa Bianca ha dichiarato che la disputa territoriale fra la Cina e il Giappone dovrebbe essere risolta per vie diplomatiche. “La politica annunciata dalla Cina durante il weekend era inutilmente provocatoria”, ha detto ai giornalisti il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest in California, dove si trovava in viaggio il presidente Barack Obama. L’agenzia ufficiale cinese Xinhua ha annunciato sempre martedì che la sua prima portaerei, la Liaoning, stava compiendo il suo viaggio inaugurale nel Mar cinese meridionale, dove la Cina è impelagata in altre dispute territoriali con i suoi confinanti. La Liaoning ha lasciato martedì Qingdao, suo porto d’origine nella Cina orientale, scortata da due destroyer e due fregate verso il Mar cinese meridionale, dove condurrà delle esercitazioni, secondo Xinhua. Un portavoce del ministro della Difesa cinese ha detto sabato che la Cina sta progettando di creare più zone di difesa aerea con obbligo di identificazione (Adiz), e molti analisti prevedono che saranno sul Mar cinese meridionale, dove le pretese della Cina si sovrappongono a quelle del Vietnam, delle Filippine, della Malesia, del Brunei e di Taiwan.
La Cina ha fatto dei progressi nell’allentare le tensioni sul Mar cinese meridionale nei mesi scorsi con un’offensiva d’immagine nel sud-est asiatico, aiutata dalla mancata partecipazione del presidente Obama al summit regionale in Brunei a ottobre, a causa dello shutdown governativo americano. Questo è stato visto come un segno del declino dell’influenza americana da parte di numerosi governi asiatici, nonostante la promessa dell’Amministrazione Obama di rifocalizzare l’esercito e altre risorse nella regione come parte di un cosiddetto “pivot” sull’Asia.
I progressi di Pechino sono stati comunque indeboliti agli occhi di molti quando il governo ha annunciato una donazione di soli 100 mila dollari per aiutare le vittime di un devastante tifone che ha colpito le Filippine, mentre gli Stati Uniti hanno spedito una portaerei per mettersi alla guida degli aiuti al paese.
di J. E. Barnes e J. Page
Copyright Wall Street Journal
Per gentile concessione
di Mf/Milano Finanza
Traduzione di Sarah Marion Tuggey
Copyright Wall Street Journal
Per gentile concessione
di Mf/Milano Finanza
Traduzione di Sarah Marion Tuggey